La “Cuba” di Milazzo
La “Cuba” di Milazzo presso contrada Masseria rientra probabilmente nel novero delle grange di piccole dimensioni alle dipendenze di monasteri più estesi. La struttura, inglobata all’interno di una moderna masseria, risulta di difficile identificazione. Dai documenti di epoca normanna si apprende dell’esistenza di almeno due metochi siti nella piana di Milazzo. Il primo è noto col toponimo di San Teodoro e risulta grangia del Santissimo Salvatore di Messina già dal 1133 d.C. Sulla localizzazione di questo monastero si pronunciava il Filangieri, ritenendo che esso dovesse situarsi non lontano dall’omonima località posta lungo costa occidentale della penisola di Milazzo. Sembra che negli anni ‘70 del XX secolo esistessero alcuni ruderi relativi al complesso sacro ancora in attività nel XVI secolo. Nel 1520 si registra, infatti, l’elezione dell’abate. Oggi si fatica a riconoscere l’omonima località e le tavolette IGM 1:25000 non segnalano alcun toponimo legato alla presenza del monastero di San Teodoro lungo tutta la penisola e la costa a sud-ovest di Milazzo. Tuttavia, maggiori informazioni sull’esistenza del San Teodoro provengono dal Perdichizzi, storico della fine del XVII secolo, fonte sconosciuta al Filangieri e oggi nota grazie ad una recente pubblicazione. Il cronista localizza i ruderi del monastero di San Teodoro lungo la penisola, esattamente a nord-est, ricordandolo vicino al mare.
Egli sottolinea l’esistenza di ben due nuclei religiosi, quello originario, presumibilmente di epoca normanna, limitrofo alla costa, distrutto dai corsari e un secondo, più recente, edificato lontano dal mare e altrettanto distrutto. Il secondo metochio milazzese è noto attraverso un documento del 1144 d.C., un diploma rilasciato da re Ruggero. Il testo è relativo ai possedimenti del monastero di S. Maria di Gala e riprende l’originale atto di fondazione rilasciato dalla Contessa Adelasia nel 1105 d.C. Nel documento si menziona il monastero di Sant’Euplio. Pare che nel XVII secolo fosse ancora possibile distinguere i ruderi del complesso sacro e della chiesa.
Allo stato attuale degli studi, la “Cuba” di Milazzo rimane, di conseguenza, anonima al pari delle “Cube” edificate lungo la Valle dell’Alcantara (“Cuba” di Malvagna, “Cuba” Imbischi, “Cuba” Ianazzo). Sarebbe possibile giudicare il piccolo fabbricato alla stregua di un edificio religioso rurale, presumibilmente facente capo ad un piccolo metochio oggi scomparso, anche al servizio del contado circostante.
Concepita inizialmente come edificio isolato, è stato inglobato nel corso dei secoli da altri edifici facenti parte di un insediamento agricolo, oggi non più esistenti, fatta eccezione di un ambiente antistante l’ingresso della “Cuba”, destinato a frantoio o palmento ed una cisterna per la raccolta delle acque.
Si accede all’unico vano esistente per mezzo di un ingresso a sesto ribassato posto lungo la parete meridionale, la luce del giorno penetra al suo interno tramite due finestre quadrate poste lungo le pareti esposte rispettivamente ad est ed ovest entrambe presumibilmente realizzate intorno al XVI secolo. L’ambiente è privo di qualunque decorazione e se presenti al momento della costruzione, andate perdute nel corso dei secoli.
Nell’angolo di nord-ovest è presente un’apertura che consentiva l’accesso ad un piccolo terrazzo, variazione forse eseguita in virtù di trasformazione in piccola torre.
Le mura sono composte da pietrame locale e malta, presenta numerosi rattoppi in parte nascosti dai restauri eseguiti nel corso degli anni. I cantonali si presentano rinforzati da blocchi di pietra squadrati di arenaria locale. La parete occidentale risulta essere discontinua ciò dovuto, forse, al crollo di parte della cupola, nel corso dei lavori di restauro della cupola, all’intera struttura e stata rinforzata al fine di evitare altri cedimenti strutturali.
La cupola è costruita con materiali quali terracotta nella forma di laterizi o tegole. Nella parte esterna dell’edificio si presume fossero presenti tre absidi edificate lungo tre lati dell’edificio, escluso il versante dell’ingresso, tale ipotesi è avvalorata dal fatto che sul lato esposto ad est sono presenti alcune tracce di un antico arco absidale poco sopra l’attuale finestra e dal fatto che la maggior parte delle “Cube” siciliane presentano tale architettura. L’abbattimento delle absidi si ritiene sia da collocare nel periodo in cui si decise di trasformare la “Cuba” in una piccola torre.
La viabilità storica pone contrada Masseria, quindi la “Cuba”, in ottima posizione, sicuramente in un crocevia di sentieri e carrozzabili che della piana di Milazzo conducevano direttamente lungo la costa e, anche grazie alle sue ridotte dimensioni, la struttura ha rivestito nel corso dei secoli un punto di riferimento ed è forse la ragione per la quale è sopravvissuta alla conquista araba ed è riuscita ad arrivare fino a noi.