Palazzo dei Marchesi D’Amico

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Costruito nel 1572, ristrutturato tra il 1733 ed il 1735 da Francesco Arena ed ammodernato da Antonio D’Amico, con lavori parzialmente eseguiti alla data del 1774, anno della morte del proprietario del tempo, il Palazzo D’Amico, sito sul lungomare Garibaldi, è certamente una delle poche testimonianze settecentesche del fronte a mare del Centro Storico della Città.

Il palazzo residenza di città di una delle maggiori famiglie nobili milazzesi faceva parte, nel settecento, insieme con i Palazzi Ventimiglia, Carrozza e Riolo delle più rappresentative dimore gentilizie.

Dal punto di vista architettonico il Palazzo presenta un volume assai compatto, con un fronte sul lungomare Garibaldi a tre elevazioni fuori terra ed un fronte sulla via Scopari a due elevazioni fuori terra, mentre gli altri due fronti risultano a confine e presentano nella parte alta aperture con servitù di veduta o per luci.

Per dare maggiore luminosità agli ambienti, l’edificio presenta due chiostrine interne che fiancheggiano i fronti Est ed Ovest del vano scala.

Il Palazzo originariamente era a due elevazioni; all’inizio del XVIII secolo fu sopraelevato e ridefinito nel partito decorativo sul Lungomare Garibaldi per dare maggiore qualità estetiche in rapporto ai tempi, ma, soprattutto, di rappresentanza e presenza sociale all’edificio padronale. Dal punto di vista distributivo presenta grandi ambienti al piano terreno, che sembrano di antica origine ed usati per i cavalli e le carrozze ed, inoltre, per alloggio degli stallieri o dei cocchieri; “un piano Nobile” di rappresentanza con vani affrescati e con pavimenti in parte originali in ceramica, una seconda elevazione utilizzata per zona notte, per la prole e per la servitù. Nel contesto tra i due piani trovano oggi posto anche piani ammezzati e locali secondari, nati per esigenze specifiche dei proprietari che si sono succeduti nel tempo. È stato sottoposto a tutela e vincolo per il rilevante interesse storico-artistico.

Il grande portone è incorniciato da un bel portale, fiancheggiato da due semicolonne tuscaniche che sorreggono l’ampio ballatoio a cornice del grande balcone centrale. È negli architravi dei due balconi che lo fiancheggiano che si ritrova il motivo della pagoda che si vede nella Chiesa del Convento del Carmine. Stucchi e affreschi di considerevole fattura erano coevi ad una cappelletta dalla fastosa ornamentazione, espressione pregevole del “rococò” locale.

Da ottobre 1995, il Palazzo fu sottoposto a ristrutturazione per poi essere donata alla città in tutto il suo splendore, arricchito, al suo interno, con migliaia di volumi che costituiscono la Biblioteca Comunale.